Condividi
reply Back

LE PIALLE: GUIDA ALL'ACQUISTO

Pubblicato il : 12/07/2017 16:53:59
Categorie : Guida agli utensili da lavoro , Mister Worker

Oggi voglio parlarti di un utensile manuale per falegnameria molto conosciuto e che mette alla prova l’abilità dell’artigiano: la pialla. Si tratta di uno strumento che ha le sue origini nell’antico Egitto, e per utilizzarla al meglio bisogna avere ottime capacità manuali.

 width=

Il mondo delle pialle è davvero variegato: anche un falegname rischia di confondersi quando si tratta di distinguere con sicurezza tra una sponderuola, uno sbozzino o una pialla da finitura. Si tratta quindi di un mondo in cui è molto facile, ma anche piacevole, perdersi. Ecco perché voglio spiegarti come funzionano le pialle e darti qualche consiglio su come utilizzarle al meglio.

COM’È FATTA UNA PIALLA?

Una pialla è composta da un ceppo, ovvero dalla struttura principale opportunamente sagomata per accogliere tutti gli atri pezzi. Il ceppo può essere di metallo o di legno, oppure può essere di legno con applicata una suola in metallo. La suola, come è facilmente intuibile, è la parte che andrà a diretto contatto con la superficie da piallare, e presenta una feritoia, una fessura, di spessore variabile orientata trasversalmente al lato lungo della suola (da 90 fino, generalmente, a 45 gradi). La feritoia, che permette alla lama della pialla (chiamata spesso anche coltello, o ferro) di fuoriuscire, può, al variare della conformazione del ceppo, presentare o meno una buca (o ganascia), ovvero un’apertura verticale che parte dalla feritoia e attraversa il ceppo e che facilita la fuoriuscita dei trucioli. Il ferro della pialla è fermato attraverso un cuneo, chiamato anche bietta o bordone. Lo stesso è stabilizzato o attraverso scanalature laterali nella ganascia che lo alloggia, oppure, nel caso dei pialletti in ferro e in ghisa, da un pomello fissato, attraverso una vite per la regolazione, a un supporto che parte dalla suola. Da non dimenticare, infine, altre due parti davvero importanti di un pialletto: le impugnature e il controferro. Le impugnature sono due, una anteriore e una posteriore, la cui foggia varia al variare della tipologia di pialla e alla sua destinazione d’uso. L’impugnatura anteriore serve ad esercitare (e mantenere) la pressione necessaria perché la lama affondi nel legno, quella posteriore a imprimere il movimento orizzontale di spinta o di trazione. Del controferro parlerò tra poco.

 width=

GEOMETRIA DI UN PIALLETTO A MANO

Qualche nozione su ciò che potremmo definire la geometria elementare di un pialletto. Un pialletto è infatti costituito sì dai pezzi che abbiamo nominato (sulla cui forma e sui cui nomi si potrebbe con buona pace di tutti versare parecchio inchiostro), ma è anche un’entità fatta di ANGOLI: parlando di una pialla a mano gli angoli in gioco sono principalmente tre: l’angolo di seduta, l’angolo di smusso e l’angolo di taglio. Vediamo brevemente cosa sono e in che rapporto stanno tra di loro. L’angolo di seduta è semplicemente l’angolo con il quale il ferro della pialla è montato sul ceppo, ovvero l’angolo acuto formato dalla lama con la suola. L’angolo di smusso è l’angolo con il quale il ferro è affilato, ovvero, una volta presa la sezione verticale del coltello del nostro pialletto, il vertice del triangolino che questa sezione presenta all’estremità affilata. L’angolo di taglio invece è dato da una combinazione delle due misure appena nominate, e varia al variare del posizionamento del coltello. Questo può infatti essere posizionato con l’angolo di smusso rivolto verso il basso (in inglese BEVEL DOWN) oppure rivolto verso l’alto (in inglese BEVEL UP). Nel primo caso l’angolo di taglio e l’angolo di seduta coincidono; nel secondo caso l’angolo di taglio è invece dato dalla somma dell’angolo di smusso e dell’ angolo di seduta. Ora che ho risvegliato nelle vostre coscienze i ricordi, per chi ne ha, dei peggiori drammi scolastici, sono contento di sollevarvi mostrandovi qualcosa di appagante, ovvero la serie di pialletti per legno Stanley.

 width=

IL CONTROFERRO

Il controferro aumenta l’angolo con il quale vengono espulsi i trucioli e dà un significativo contributo per evitare fenomeni di strappamento delle fibre e conseguenti irregolarità sulla superficie da piallare. Il controferro, svolgendo una funzione per molti versi analoga a quella dello smusso verso l’alto, non deve essere di fatto presente nelle pialle che montano un ferro in modalità BEVEL UP. Tuttavia, oltre a favorire un’espulsione più facile dei trucioli, il controferro ha anche una funzione che potremmo chiamare “statica”: aumenta infatti la solidità del gruppo di taglio, garantendo una maggior robustezza che, di fatto, si traduce nella riduzione del cosiddetto CHATTERING. Che cos’è? Letteralmente: il saltellare della lama sulla superficie da piallare, dovuto alla ridotta stabilità della lama. Nome apparentemente ricercato, dunque, per un piccolo ma dannosissimo fastidio che i falegnami ben conoscono. Altro piccolo consiglio, che ai più apparirà superfluo, ma in verità non lo è: più il controferro è vicino alla lama, più sottili saranno i trucioli, e quindi più uniforme e continuo sarà il lavoro di piallatura. Provare per credere.

PIALLE E PIALLETTI STANLEY

Marchi storici come Stanley hanno saputo reinterpretare questo utensile in numerose versioni, nelle quali alla cura estetica dei dettagli, a praticità ed ergonomia, si unisce la straordinaria funzionalità, frutto di una conoscenza ormai secolare e di una tradizione che risale, nel caso di Stanley, a metà dell’Ottocento. Gli appassionati di attrezzatura per lavorare il legno sicuramente non ignorano il fascino che una pialla Stanley vintage esercita tra le proprie mani, quella patina dovuta all’usura di decenni di duro lavoro che lo strumento presenta in superficie, ma anche gli straordinarii risultati che utensili manuali di alta qualità possono garantire anche dopo un secolo di impiego (magari con qualche anno di riposo nella cassetta degli attrezzi di un progenitore). Da noi non troverete le versioni da collezione di questi attrezzi, ma le ultimissime novità sempre aggiornate dal catalogo Stanley: pialle, pialletti e sponderuole nei quali all’immutata cura per il dettaglio estetico si accompagna la qualità e robustezza derivante da decenni di innovazione tecnologica. Ma non dimenticate le parole e i numeri di cui abbiamo parlato fino ad ora: sono dati che vi serviranno per capire di volta in volta quale prodotto fa per voi, e ciò vale per tutte le marche di pialle: saper leggere con sicurezza una scheda tecnica è solo uno dei tanti fattori che fa di un semplice utilizzatore un vero professionista sicuro.

LE SPONDERUOLE

Ben lontano dal voler insinuare dubbi sulla bontà delle vostre conoscenze in merito, ripeto per i profani che cosa distingue una sponderuola da una pialla generalmente intesa. Dicasi sponderuola una pialla sottile, nella quale la larghezza della suola non supera mai la decina di centimetri e nella quale l’ampiezza di ferro e suola coincidono. Detto più banalmente: la sponderuola è in grado di lavorare in tutta larghezza ed è, come suggerisce il nome, utilizzata per lavorare sulle “sponde”, ovvero ai bordi e in presenza di angoli. In particolare vorrei parlarvi di due sponderuole Stanley: la prima è la sponderuola Stanley 1-12-078, oltre ad essere, come consueto, un utensile da taglio altamente professionale, ha un paio di caratteristiche di grande utilità. Anzitutto è provvista di due differenti posizioni di taglio. Cosa significa? Facile, significa che il ferro della pialla, con il suo controferro e il sistema di fissaggio e regolazione, si può montare in due posizioni diverse lungo la suola, ovvero in testa oppure al centro della stessa. Non si tratta ovviamente di una bizzarria estetica partorita dalle menti dei migliori designer: la lama posizionata in testa alla suola permette infatti di piallare perfettamente angoli di legno delimitati da cornici verticali, dal momento che tutta la superficie della suola diventa superficie utile al lavoro. Inoltre la profondità di taglio è regolabile, così come regolabile è il sistema per l’allineamento laterale, formato da un piccolo braccio che fuoriesce dalla struttura del pialletto sul quale è montata una guida con vite di regolazione. Un sistema elementare di guide per riportare esattamente la distanza, reso però ancora più resistente e funzionale dal fatto che il pialletto ha un corpo monoblocco, con base e spalle rettificate. Tutto questo in una sponderuola larga in tutto 3.8 centimentri e lunga poco più di 25.

Chi invece cerca qualcosa di più piccolo non potrà fare a meno della pialla sponderuola Stanley 1-12-090: tecnica, design e prestazioni elevatissime concentrate in poco più di 10 e 14 centimetri. Eppure, in tutta questa compattezza, gola e ferro sono regolabili, per un lavoro di precisione garantito in tutte le situazioni. E ancora, facciamo attenzione ad un’altra caratteristica delle pialle 90 e 92, ovvero lo spessore del coltello. In un pialletto lo spessore del coltello è una specifica dall’importanza cruciale: quando si sceglie lo spessore di una lama per pialletti si tratta infatti di trovare una giusta combinazione tra comodità d’uso e capacità, attraverso spessori maggiorati, di evitare il surriscaldamento e mantenere sempre un’affilatura ottimale. Brevemente: una lama sottile sarà in grado di darvi grandi prestazioni di taglio, ma il tempo tra un’affilatura e la successiva sarà decisamente più breve, dal momento che le piccole deformazioni dovute al surriscaldamento faranno perdere più facilmente l’affilatura.

 width=

LA PIALLA LUNGA

Come dicevo, la sponderuola è un attrezzo per finiture di precisione ai bordi. Ma c’è un’altra tipologia di pialla per lavori di precisione, la pialla lunga, a volte chiamata anche “piallone”. La lunghezza di una pialla non è di fatto qualcosa da sottovalutare ed è anche lei un fattore decisivo quando si tratta di effettuare lavori di precisione. Maggiore è infatti la lunghezza della suola, maggiore sarà la porzione di superfice portata al medesimo livello dall’operazione di piallatura. Per fare un esempio pratico che renda l’idea senza entrare in questioni troppo tecniche: se appoggio una barra rigida su una superfice per verificarne eventuali curvature, maggiore è la lunghezza di questa barra e maggiore sarà la precisione con cui si potranno identificare anche le più piccole deviazioni dalla linea retta. Chi cerca una pialla lunga che serva a questo scopo non può prescindere dalla versione lunga della pialla Bailey Stanley: un utensile manuale con corpo in ghisa e base rettificata disponibile in tre versioni, con una lunghezza fino a 56 cm. Passiamo però in rassegna anche tutte le altre pialle.

 width=

AFFILATORI E PIALLETTI

Per coprire tutte le gamme di lunghezze e larghezze, Stanley mette a disposizione una serie davvero completa di pialletti, con un range molto ampio di larghezze e lunghezze, la possibilità di una doppia posizione di taglio e finiture tra loro molto diverse. Tra questi i pialletti Stanley SB3 e SB4, modelli in ghisa, professionali e convenienti disponibili nelle versioni 210x44 e 245x50 mm, dotati di un semplice e robusto meccanismo di regolazione della profondità e dell’allineamento del ferro attraverso viti telescopiche; modelli inconfondibili con il loro controferro dal colore rosso. Ci sono poi i modelli Stanley RB5 e Stanley RB10. Il modello RB5 è un pialletto compatto, dalla lunghezza complessiva di 150 mm per un ferro da 50mm. Dotata di doppia posizione di taglio e di un pratico portalame integrato nel manico, è venduta con due lame di ricambio incluse. Un attrezzo professionale, versatile e conveniente. La Stanley RB10 è invece a tutti gli effetti una pialla multiuso: qualche centimetro in più della sua sorella minore (260x50mm), è ideale per lavori sia di finitura che di sgrossatura, dotata come sempre di regolazione di profondità e allineamento, è fornita con sei ferri originali inclusi. Abbiamo poi la pialla Handyman: è una pialla dall’altezza maggiorata, motivo per cui presenta una gola, pur essendo un pialletto metallico. Questa la potete invece trovare in 3 versioni, fino a una misura massima di 355x50 mm. E per chi invece ama i dettagli in legno e la professionalità al suo apice c’è la straordinaria Pialla Stanley, una pialla a mano in cui a contare sono anzitutto i materiali: corpo in acciaio, viti di regolazione in ottone, pomello anteriore e impugnatura in legno di ciliegio. E non dimentichiamo, in questa carrellata, i pialletti in ghisa, nelle loro versioni grigia e rossa, prodotti con due differenti angoli di taglio, da 13 o da 21 gradi.

Chiudiamo con qualche dettaglio tecnico su quello che è il cuore di un pialletto: il coltello. Le lame di ricambio per pialletto Stanleysono tutte in acciaio al cromo-carbonio, temperato e rettificato. Una grande tenuta dell’affilatura, la possibilità di riaffilare completamente il coltello e una durata di anni sono garantite. E per non farvi mancare davvero niente è messo a vostra disposizione un pratico set per affilare i coltelli, ideale anche per gli scalpelli, composto da una pietra ad olio a doppia grana e una guida con tacche di regolazione dell’inclinazione di affilatura. Oppure un piccolo gioiello: l’affilatore diamantato Stanley, ideale per affilare tutti gli utensili da taglio. La forma è quella di una cote nella sua custodia, la superficie per affilare è però in pietra diamantata di due diverse grane sui due lati.

 width=

PIALLARE A MANO

Va ricordato che il lavoro di piallatura avviene generalmente in moltissimi passaggi, e che alla fine di ciascuno di questi passaggi sta all’estro, alla sensibilità, all’attenzione e alla pazienza dell’artigiano decidere come proseguire al meglio in vista del proprio traguardo. Molti sono i possibili consigli per realizzare una piallatura perfetta. Parliamo, ad esempio, di come si deve imprimere la forza, in direzione orizzontale e verticale. È chiaro che, cominciando il lavoro di piallatura, andrà esercitata maggiore forza di pressione nella parte anteriore della pialla perché la lama riesca ad “addentare” il legno. In seguito, sarà invece necessario aumentare la forza esercitata orizzontalmente nella spinta o trazione dell’attrezzo. Si tratta, ancora una volta, di sviluppare una sensibilità che permetta di riconoscere come meglio procedere, e ciò in relazione a tutti gli attori coinvolti nella piallatura: la forma e la qualità del legno su cui si lavora, il pialletto da utilizzare, la posizione e la forza dell’operatore umano. Sarò sincero: la casistica è ampissima e mi guardo bene dal prenderla in esame tutta. Come abbiamo visto i pialletti, lungi dall’essere un retaggio del passato e strumenti per nostalgici, sono invece preziosi alleati per lavori di finitura precisissimi dove la tecnologia (si pensi alla potenza e alla resa di una pialla elettrica) porge per un momento il fianco all’esperienza e alla perizia. Non voglio con ciò dire che chiunque possa avvicinarsi da profano ad una pialla a filo o a una pialla a spessore, tutt’altro. L’attrezzatura per officina che richiede ugualmente un grande savoir faire, ma di questo parleremo un’altra volta. 

Condividi
Aggiungi un commento

 (con http://)